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Che cos'è il dolore

Il dolore fisico è dolore dell'anima: l'evoluzione del concetto di dolore ai giorni nostri.
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Marco Filippini

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Parkinson, 6 pazienti su 10 con dolore cronico

5 Dic 2016

Parkinson, 6 pazienti su 10 con dolore cronico

Sono circa 300.000 gli italiani colpiti da malattia di Parkinson. Metà dei casi l’esordio avvengono dopo i 60 anni, ma si tratta di una patologia neurodegenerativa che non risparmia i più giovani: 1 malato su 4 è under 50.
Oltre ai disturbi motori – quali tremore, rigidità muscolare e lentezza dei movimenti – i pazienti lamentano spesso sintomi non-motori, che compromettono ulteriormente il loro quadro clinico. Tra i più comuni, il dolore, presente nel 60% dei casi, spesso anche prima dell’esordio dei disturbi motori, ma frequentemente sottostimato e trattato in maniera inappropriata, ricorrendo perlopiù a farmaci dopaminergici. Settimana scorsa sono stati presentati a Milano i di uno studio scientificamente importate che ha trovato pubblicazione su Lancet Neurology : si tratta del primo studio in doppio cieco, randomizzato e controllato, sul trattamento antalgico associato al Parkinson, pubblicato su “The Lancet Neurology”, che ha dimostrato l’efficacia analgesica e il buon profilo di tollerabilità di ossicodone-naloxone a rilascio prolungato in pazienti con dolore severo di varia natura: muscolo-scheletrico, viscerale, addominale, orofacciale, agli arti e notturno. Il neurologo generalmente tratta il dolore nel malato di Parkinson potenziando la terapia a base di farmaci dopaminergici, che il paziente già assume”, dichiara Antonio Pisani, professore associato di Neurologia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. “Raramente sono utilizzati gli oppiacei, sia a causa dei pochi dati scientifici disponibili sino a qualche tempo fa, sia per timore di effetti collaterali, quali la sedazione e la costipazione, soprattutto in una popolazione ‘fragile’ come quella affetta da Parkinson. I risultati dello studio hanno, invece, dimostrato l’efficacia e la sicurezza dell’associazione di un oppioide – l’ossicodone – con il suo diretto antagonista – il naloxone – suggerendo come tale combinazione possa rappresentare un’alternativa terapeutica più appropriata.