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Marco Filippini

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Dolore osteo-articolare: ancora basso il consumo di farmaci oppioidi

17 Set 2014

Dolore osteo-articolare: ancora basso il consumo di farmaci oppioidi

Nonostante siano passati alcuni anni dall’introduzione della Legge 38, oltre il 54% degli specialisti ortopedici non utilizza analgesici oppiacei per il trattamento del dolore severo osteo-articolare. Questo è quanto emerge dall’indagine POIS (Orthopedics Instant Pain survey), promossa dalla Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia (SIOT), in collaborazione con il professor Guido Fanelli, Presidente della Commissione Ministeriale sulla terapia del dolore e le cure palliative.Lo studio, recentemente pubblicato sulla rivista Orthopedics Review, aveva lo scopo di valutare la gestione del dolore nella pratica clinica tra gli ortopedici italiani e, in particolare, l’uso degli oppioidi. Il sondaggio è stato distribuito online a 143 specialisti. I partecipanti hanno mostrato un buon livello di conoscenza della Legge 38: l’89% conosceva l’obbligo di riportare in cartella clinica il dolore e i farmaci utilizzati (76%) e la semplificazione nella prescrizione degli oppioidi introdotta dalla normativa (97%). Tuttavia, il 54.5% ha dichiarato di non utilizzare oppioidi per il trattamento del dolore severo osteo-articolare e di utilizzare, invece, con maggiore frequenza antinfiammatori non steroidei (25.7%), inibitori della ciclossigenasi 2 (10%), e paracetamolo (18.8%). I principali ostacoli all’uso di oppiacei sono stati: la paura di eventi avversi (61.4%), in particolare nausea / vomito e costipazione (51.5%) e la resistenza del paziente (29.7%).  Molti medici continuano a prescrivere gli antinfiammatori non steroidei per il dolore severo osteo-articolare, nonostante i diversi studi che ne hanno evidenziato la tossicità, soprattutto nel paziente anziano e nel cardiopatico. Bisognerà insistere con corsi di formazione e programmi informativi, per migliorare la conoscenza delle nuove opzioni terapeutiche disponibili e abbattere le barriere socio-culturali verso l’utilizzo degli oppioidi.
Fonte:  http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25002934