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Marco Filippini

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Dolore cronico : ” visualizzata ” la presenza nel cervello

4 Feb 2015

Dolore cronico : ” visualizzata ” la presenza nel cervello

Un recente studio condotto da ricercatori del Massachusetts General Hospital e pubblicato sulla rivista Brain, ha dimostrato, per la prima volta, il coinvolgimento di regioni chiave del cervello nei meccanismi alla base del dolore cronico.

Le cellule della glia, insieme ai neuroni, sono parte integrante del sistema nervoso. Hanno diverse funzioni, in particolare, le cellule della microglia e gli astrociti si occupano della difesa immunitaria attiva nel sistema nervoso centrale. Importanti studi avevano già ricostruito il ruolo chiave svolto da queste cellule nella creazione e nel mantenimento del dolore persistente in modelli animali. L’indagine del Massachusetts General Hospital ora lo ha confermato anche nell’ambito del dolore umano.

Per raggiungere tale risultato, i ricercatori si sono concentrati sull’analisi dei livelli di concentrazione cerebrale di una particolare proteina (TSPO, la proteina “traslocatrice”), che viene prodotta dalle cellule della microglia e dagli astrociti quando sono attivati in risposta a qualche evento patologico.

Studi di brain imaging condotti su 10 pazienti con lombalgia cronica e su un gruppo di controllo composto da 9 soggetti sani, hanno mostrano livelli significativamente più elevati di TSPO nel talamo (porta sensoriale del cervello per il dolore) e in altre regioni del cervello dei pazienti con mal di schiena rispetto a quelli del gruppo di controllo, dimostrando così l’attivazione gliale nel dolore cronico.

 Un altro dato interessante è che, tra i pazienti con lombalgia, quelli con i più alti livelli di proteina traslocatrice avevano riportato, durante la sessione di imaging, i più bassi livelli di dolore.  

I livelli di TSPO nel talamo risultano negativamente correlati con il dolore clinico e con i livelli di citochine pro-infiammatorie circolanti. Ciò sembra suggerire che la proteina traslocatrice agisca limitando l’entità della risposta gliale, dopo il suo inizio, e promuovendo il ritorno a uno stato senza dolore, come previsto dagli studi su animali. Dunque, ciò che si osserva dall’imaging potrebbe essere il processo di cellule gliali che cercano la ‘calma’ dopo essere state attivate dal dolore.

Questi risultati, pur necessitando di ulteriori studi di approfondimento, aprono la strada all’esplorazione di possibili nuove strategie di trattamento e di nuovi biomarcatori che riflettono le condizioni di dolore.

 

Fonti: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25582579