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Marco Filippini

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Lettura Dolore

Indagine DOXA sul dolore: cure “fai da te” per un paziente su due

13 Dic 2013

Indagine DOXA sul dolore: cure “fai da te” per un paziente su due

L’indagine DOXA sul dolore mostra anche come i farmaci oppioidi, sebbene considerati più efficaci e tollerabili dei FANS, siano ancora ampiamente sottoutilizzati

Una recente ricerca condotta da Doxa su 500 pazienti, 100 medici di famiglia e 100 farmacisti di tutta Italia ha indagato come sia cambiata la gestione del dolore nel comportamento degli italiani. Emergono segnali di apertura verso i farmaci oppioidi, il cui impiego però è penalizzato da disinformazione e paure infondate.

In linea di principio, i pazienti riconoscono nel medico di medicina generale la figura di riferimento per la cura del dolore (91%) ma, alla prova dei fatti, ricorrono all’automedicazione (53%) o, più di rado, chiedono consiglio in farmacia (20%). Solo il 24% si reca dal MMG e il 4% dallo specialista. Nei confronti dei farmaci oppiacei, cresce la fiducia degli addetti ai lavori e l’interesse dei cittadini eppure, ogni 10 analgesici prescritti, 1 solo è oppioide e 7 sono antinfiammatori non steroidei (FANS), anche per dolori cronici e terapie prolungate.

Sul fronte dell’atteggiamento prescrittivo dei medici, l’indagine DOXA sul dolore mostra una forte contraddizione fra la consapevolezza dell’efficacia degli oppioidi e un loro basso impiego. I clinici ritengono che questi farmaci, rispetto ai FANS, abbiano un potente effetto analgesico nel dolore cronico, in quello oncologico e neuropatico, siano efficaci nel trattamento del dolore laddove altri farmaci hanno fallito e non causino effetti gastrointestinali gravi. Nel complesso considerano gli oppioidi superiori, sia per efficacia sia per tollerabilità; per questi motivi, il 94% è favorevole a un loro utilizzo in altri tipi di dolore, oltre a quello oncologico, e il 70% dichiara che in futuro ne prescriverà di più. Al momento, però, i medici di famiglia continuano a privilegiare i farmaci antinfiammatori, con i quali hanno maggiore familiarità, nonostante i noti rischi a livello gastrico e cardiovascolare.

Talvolta i pazienti – stando ai dati raccolti dall’indagine DOXA sul dolore – sono restii all’impiego di analgesici oppiacei, per timori ingiustificati. Come spiega il dr. Massimo Allegri, terapista del dolore al Policlinico S. Matteo di Pavia: “I pazienti a volte pensano che possano dare dipendenza. In realtà, le evidenze scientifiche dimostrano che, nei soggetti trattati con oppiacei a scopo antalgico, non sembrano attivarsi le medesime aree cerebrali coinvolte nei meccanismi della dipendenza”.

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Fonte: Il Farmacista online